Considerazioni sui rischi geopolitici inerenti alle blockchain permissioned

di Francesco Galati
11/03/2020
7 minuti

La tecnologia blockchain sta gradualmente, ma in maniera incisiva, andando oltre il periodo l’hype iniziale di cui è stata protagonista, riversando la propria maturità in applicazioni concrete. Dopo un inizio a rilento in gran parte dovuto alla novità del fenomeno, gli applicativi della blockchain iniziano a trovare legittimazione da parte di regolatori e operatori storici di settore. A tal proposito abbiamo recentemente assistito alla nascita di diverse iniziative, alcune nel settore privato, altre in quello pubblico; per fare degli esempi si citi la European Blockchain Initiative lanciata dalla Commissione Europea, e il piano della Banca Centrale Cinese per dar vita a una Central-bank issued Digital Currency’”(CBDC).

Ogni azienda che si trovi a valutare la possibilità di introdurre la blockchain all’interno del proprio business dovrà sostenere, come per qualsiasi decisione strategica, un processo di valutazione degli investimenti necessari e delle analisi tra benefici e rischi. La maggior parte di queste valutazioni è esemplificata sul piano dei bisogni tecnologici e dei necessari investimenti economici da fronteggiare per avere un prodotto funzionante. Molto spesso queste riflessioni possono essere sintetizzate nella domanda?

Dovrei costruire la mia attività su una blockchain permissionless o permissioned?

Tutto ciò comporta una riflessione su diversi trade-off che riguardano la sicurezza, l’apertura, la velocità, la scalabilità e l’interoperabilità del network. Idealmente, le aziende dovrebbero superare questo semplice dualismo tra permissionless e permissioned, e sviluppare strutture più complete per incorporare ulteriori elementi decisionali nelle loro scelte.

In uno dei panel del vertice Blockchain for Europe, tenutosi a Bruxelles a inizio febbraio, moderato dall’eurodeputata Eva Kaili, si è discusso delle necessarie valutazioni da affrontare per implementare una soluzione blockchain nel proprio business, ma stavolta da un punto di vista politico. Il panel portava i contributi di Mr. Matthew Roszack di Bloq, Gloria Wo di Ontology e Manmeet Singh, il vicepresidente della fondazione Cardano, ognuno con le proprie esperienze professionali e personali. La discussione ha messo in evidenza le diverse modalità con cui le diverse nazioni si approcciano alla tecnologia blockchain, enfatizzando ulteriormente il significato dell’elemento politico (e geopolitico strategico) nella scelta tecnologica.

Verosimilmente, la caratteristica principale di una blockchain è quella di essere un sistema distribuito in grado di coordinare una moltitudine di attori che non si fidano l’uno dell’altro e i cui interessi non sono completamente allineati. Le sue caratteristiche intrinseche garantiscono che la governance non venga distorta nei confronti di una parte specifica, garantendo la neutralità della rete: il meccanismo di consenso su blockchain deriva da regole matematiche neutrali, piuttosto che da leggi mediate dall’uomo. La rimozione di questo elemento di neutralità da una blockchain comporterebbe diversi rischi, presi in esame nel presente articolo. Lo scopo principale di questo articolo è quello di evidenziare l’importanza della valutazione dei rischi geopolitici nella scelta di un’implementazione specifica rispetto a un’altra, e di sottolineare come la scelta non è esclusivamente una scelta tecnologica. Verranno forniti numerosi esempi di eventi passati, in aggiunta a questioni politiche che potrebbero sorgere con il tempo e le loro potenziali conseguenze sulle imprese.

L’infrastruttura del sistema corrente è caratterizzata da una forte centralizzazione derivante dalla presenza di autorità imposte come garanti del sistema stesso. Il loro ruolo di monopolio è garantito da un patto con lo stato: esse sono una componente indissolubile, ne esercitano l’autorità finanziaria e, come tali, devono sottostare alle regole imposte da ciascun paese, in cambio della loro posizione di rilievo nel sistema finanziario. Sono tenuti a rispettare le normative KYC, AML e ATF. Tuttavia, dato questo dualismo e la subordinazione degli attuali operatori finanziari al ramo legislativo, è prassi che le banche e altri operatori del sistema finanziario siano tenuti a svolgere controlli espliciti, a fornire informazioni sugli utenti o sulle transazioni, a congelare conti o fare rollback di transazioni che potrebbero essere ritenute pericolose per un motivo o per un altro, come ad esempio le recenti sanzioni imposte all’Iran dagli Stati Uniti. Quella che dovrebbe essere una disputa geopolitica tra due paesi ha avuto un impatto enorme sull’economia mondiale. Nell’imporre le sanzioni, il Presidente Trump ha esplicitamente menzionato che chiunque continuasse a commerciare con l’Iran sarebbe stato oggetto di sanzioni. Mentre l’effetto sulle società statunitensi è stato moderato, la decisione ha avuto un impatto soprattutto su quei paesi che commerciano e trattano economicamente con l’Iran, tra questi Cina, Turchia, Corea del Sud, India e Germania. Queste nazioni hanno preferito fermare le loro relazioni commerciali con l’Iran per via del rischio di essere esclusi dall’economia globale, che è ancora pesantemente dipendente dal dollaro statunitense. Pertanto, attraverso una minaccia diretta, ma soprattutto indiretta, gli Stati Uniti sono stati in grado di impedire alle imprese di commerciare con l’Iran.

Uno punto portato all’attenzione durante l’evento a Bruxelles ha riguardato la CBDC che la Cina dovrebbe presto emettere. I politici europei sono preoccupati per via dell’atteggiamento “poco democratico” che caratterizza il sistema politico cinese, sostenendo che, per un buon funzionamento di una blockchain, sarebbe auspicabile uno “stato democratico” alla base. Molti hanno espresso preoccupazione per l’uso potenziale della tecnologia volta alla sorveglianza di massa: ciò è dovuto alla paura della pervasività che potrebbe avere la sorveglianza statale in una società completamente basata sulla blockchain, una sorta di 1984 Orwelliano. Purtroppo, con o senza la blockchain, stiamo già assistendo all’introduzione di strumenti di questo tipo, dai droni all’uso del riconoscimento facciale. Eppure, occorre riflettere, come tracciare un confine tra uno stato democratico e uno non democratico? Cosa ci assicura che l’Europa, ad esempio, ne farebbe un utilizzo eticamente migliore, rispetto alla Cina?

Il punto centrale di una blockchain è quello di non avere nessuna entità statale dietro, in quanto, in tal caso, si replicherebbero in modo inefficace gli stessi compromessi e problemi del sistema attuale. Per chi legge, è importante tenere presente che questo articolo prende in considerazione solo i rischi geopolitici associati all’implementazione di una blockchain supportata da un attore privato o statale, mentre le caratteristiche tecnologiche e i compromessi di questi sistemi non vengono qui discussi.

Al giorno d’oggi, due tra i framework più utilizzati per implementare una blockchain permissioned sono Corda e Hyperledger; il primo è prodotto dal consorzio R3, un’unione di istituti bancari tra i quali figurano anche le banche italiane Intesa San Paolo e Unicredit, il secondo da IBM, entrambe società statunitensi. Sebbene, vista la nostra relazione storicamente positiva, la nascita di immediati problemi geopolitici possa essere considerata come una paura infondata per noi europei, i recenti sviluppi e la nascita di diverse strategie protezioniste incentrate sugli interessi nazionali (vedi trade war USA-China) ha evidenziato la fragilità delle fondamenta su cui si basa il sistema attuale di relazioni internazionali. Un peggioramento delle condizioni attuali non è di certo auspicabile, ma di certo neppure trascurabile specialmente in orizzonte temporale a lungo termine. Trump ha recentemente dichiarato la sua intenzione di imporre tariffe su formaggio, vino e whisky. Cosa succede se nel futuro prossimo gli USA dovessero improvvisamente imporre una tassa per tutte le società che utilizzano tecnologie americane? Cosa succede se venisse imposto a R3 e IBM di congelare tutte le infrastrutture sulle quali compagnie Europee, Russe e Cinesi conducono le loro attività?

Nel contesto di una integrazione tecnologica in costante aumento e dell’approfondimento delle relazioni commerciali internazionali, basare il proprio business su una blockchain indirettamente o direttamente collegata ad un attore privato che risponde ad un’ entità statale -come lo sono gli USA per R3 e IBM- può rappresentare un rischio significativo in quanto potrebbe ostacolare la scalabilità delle imprese ad altre aree geografiche. Facciamo un ulteriore esempio pratico. Qualora una compagnia con portata di business globale volesse espandersi internazionalmente, avere un’infrastruttura permissioned potrebbe far nascere diversi problemi: altre imprese, soprattutto quelle provenienti da paesi come Russia e Cina, tradizionalmente diffidenti delle loro controparti americane, potrebbero essere riluttanti a condurre affari su queste piattaforme.

Matthew Roszak, CEO di Bloq (una società la cui missione è “accelerare la tokenizzazione di asset” costruendo infrastrutture blockchain) ha affermato che, proprio al fine di evitare possibili turbolenze, la loro società propone strutture blockchain-agnostic, per cui, in caso di problemi, l’infrastruttura è costruita in modo tale da consentire loro di migrare verso un altro network, senza il rischio di compromettere la propria rete.

Pertanto, le aziende dovrebbero prestare particolare attenzione alle implicazioni delle loro scelte. L’intera idea di una blockchain non è solo quella di essere distribuita, ma anche decentralizzata, il che significa che l’elaborazione del sistema è condivisa su più nodi e non esiste un singolo punto di vulnerabilità, aumentando la resilienza ed evitando la centralizzazione del potere e delle informazioni nelle mani di un attore singolo.

Idealmente, un’azienda dovrebbe difendere la propria azienda da possibili rischi e ripercussioni per via di possibili problematiche geopolitiche, e il modo migliore per farlo sarebbe quello di costruire la propria attività su una blockchain pubblica, permissionless, come Bitcoin o Ethereum. Queste reti sono decentralizzate e libere da interferenze di attori statali e privati ​​in termini di governance o censura.

Di fatto, quindi, gli elementi politici devono inserirsi accanto alle valutazioni tecnologiche e devono emergere come variabili fondamentali nella decisione di adottare una blockchain permissioned a supporto della propria attività, per evitare che sviluppi politici ed economici terzi possano avere un impatto negativo sulla scalabilità e sul buon andamento del proprio business.

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