WizKey In-Depth #1 – La disponibilità del credito domestico al settore privato

di Lorenzo Nunzella
23/01/2020
8 minuti

In questo elaborato si vuole analizzare la disponibilità di credito domestico al settore privato prendendo in considerazione un arco temporale di 17 anni, dal 2001 al 2018. I grafici derivanti dall’analisi evidenziano un andamento interessante, in particolar modo relativo ai Paesi europei della parte meridionale del continente (Italia e Spagna), anche se il discorso può essere esteso anche al Regno Unito.

Si prenda in considerazione questo insieme di grafici.

L’andamento della disponibilità di credito mostra due tendenze nettamente separate per tre paesi su cinque. Italia, Spagna e UK evidenziano infatti una tendenza espansiva fino allo scoppio della crisi dei mutui subprime negli USA sul finire del 2006 che ha coinvolto principalmente i paesi anglosassoni. Si nota, in effetti, che il picco di disponibilità di credito in UK e in Spagna (quest’ultima influenzata da massivi investimenti nel settore immobiliare che hanno favorito l’aumento del credito al settore privato in maniera importante) corrisponde esattamente con il 2009, mentre l’Italia rappresenta una variazione ancora positiva tra 2009 e 2012. Per quest’ultima è vero che il credito aumenta, ma solo in rapporto al PIL, poiché in termini assoluti, già dal 2009, a causa di una contrazione del PIL superiore al 5% il credito al settore privato, risulta in riduzione.

Graph of Difference of Domestic Credit to Private Sector as % of GDP


Scendendo nel dettaglio, per ciò che riguarda il Regno Unito, l’andamento è stato influenzato principalmente dalla riduzione del credito offerto dal settore bancario a causa della crisi dei mutui subprime che vedeva coinvolte anche alcune banche locali e che ha scatenato, più in generale, una crisi nel settore bancario UK. Si ricorderà il primo crac bancario del periodo che fu proprio nel Regno Unito: Northern Rock, banca UK specializzata in mutui immobiliari, nell’agosto del 2007 rischiò il fallimento, con la Banca d’Inghilterra che dovette intervenire il 14 settembre dello stesso anno per evitarne il collasso.

Per la Spagna invece, le spinte alla riduzione del credito sono state molteplici in quegli anni di crisi acuta: a partire dal 2009 e specialmente dal 2011, fino alla crisi del debito sovrano europeo, scatenato dai problemi della Grecia che ha portato ad un contagio di altri Paesi come Italia, Portogallo e la stessa Spagna. Un’altra causa di riduzione del credito generale al settore privato è stata sicuramente un incremento molto importante del tasso di disoccupazione nel paese, passato dal 2008 al 2012, dall’11,3% al 24,8%.

Per l’Italia le cose si sono sviluppate in modo simile alla Spagna anche se in maniera meno traumatica: le banche locali, per lo più commerciali e poco innovative, sono state influenzate in maniera meno intensa dalla crisi subprime rispetto ai sistemi bancari di altre nazioni. Tuttavia il Paese è risultato uno di quelli maggiormente contagiati dalla crisi dei debiti sovrani europei: questo ha influenzato il credito al settore privato locale in quanto le banche, molto esposte verso il debito sovrano del Paese, hanno dovuto ridurre l’esposizione generale verso l’economia per questioni principalmente regolamentari. Questo comportamento ha avuto un effetto deleterio sull’economia generale, che ha visto il PIL contrarsi nel 2008, 2009, 2012 e 2013 causando così una quantità molto importante di crediti deteriorati in capo al settore bancario, che a sua volta hanno portato le banche ad agire su due fronti: rafforzamenti patrimoniali e un ulteriore contrazione del credito all’economia.

Curioso è l’andamento di Francia e Germania, diametralmente opposto. Di fatto, la percentuale rispetto al PIL del credito domestico in Francia risulta in continua crescita, mentre, per ciò che riguarda la Germania, la tendenza evidenzia un continuo calo. Se si analizzasse anche il contributo del settore pubblico all’indebitamento di questi due paesi si noterebbe che, anche in questo caso, il rapporto tra debito e PIL francese cresce in modo significativo, mentre per la Germania la tendenza è al calo. Ci si attenderebbe pertanto che l’andamento economico dei due Paesi sia molto diverso duranti gli anni presi in esame: invece si può notare come l’andamento del PIL è risultato non troppo dissimile durante il periodo. In Francia infatti nel 2008 la variazione del prodotto interno lordo è stata positiva dello 0,3%, nel 2009 negativa del 2,9%, nel 2010, 2011, 2012 positiva del 1,9%, 2,2%, 0,3%. In Germania, nel 2008 la variazione del PIL è stata positiva per l’1%, nel 2009 negativa per il 5,6%, nel 2010, 2011, 2012 rispettivamente positiva del 4,1%, 3,6% e dello 0,5%. Pertanto variazioni relativamente difformi ma a favore della Germania a fine periodo: ci si potrebbe aspettare il contrario visto che in questo Paese il credito all’economia privata è andato riducendosi nel corso del tempo. Ma la domanda che ci si deve porre è se la quantità di denaro in circolo nell’economia nel suo complesso sia calata o meno. In realtà la Germania ha goduto, anche in quegli anni di crisi amplissimi surplus della bilancia dei pagamenti, grazie ad un export molto superiore all’import. In termini percentuali infatti la bilancia commerciale tedesca ha riportato le seguenti variazioni dal 2008 al 2012: +6%, +4,95%, +5,2%, +4,9%, +6,1%. Si vede bene che questo ha portato una grande quantità di risorse che hanno finanziato lo sviluppo dell’economia anche in presenza di una riduzione del credito in percentuale del PIL. Per ciò che riguarda la Francia invece gli stessi dati risultano: -1,15%, -0,8%, -1,3%, -1,95%, -1,3%. Questo evidenzia un’uscita di capitale dall’economia francese compensata, per necessità, sia dal sistema bancario del paese, sia dal sistema pubblico, che negli stessi anni ha accumulato importanti deficit di bilancioIn questo elaborato si vuole analizzare la disponibilità di credito domestico al settore privato prendendo in considerazione un arco temporale di 17 anni, dal 2001 al 2018. I grafici derivanti dall’analisi evidenziano un andamento interessante, in particolar modo relativo ai Paesi europei della parte meridionale del continente (Italia e Spagna), anche se il discorso può essere esteso anche al Regno Unito.

Si prenda in considerazione questo insieme di grafici.

L’andamento della disponibilità di credito mostra due tendenze nettamente separate per tre paesi su cinque. Italia, Spagna e UK evidenziano infatti una tendenza espansiva fino allo scoppio della crisi dei mutui subprime negli USA sul finire del 2006 che ha coinvolto principalmente i paesi anglosassoni. Si nota, in effetti, che il picco di disponibilità di credito in UK e in Spagna (quest’ultima influenzata da massivi investimenti nel settore immobiliare che hanno favorito l’aumento del credito al settore privato in maniera importante) corrisponde esattamente con il 2009, mentre l’Italia rappresenta una variazione ancora positiva tra 2009 e 2012. Per quest’ultima è vero che il credito aumenta, ma solo in rapporto al PIL, poiché in termini assoluti, già dal 2009, a causa di una contrazione del PIL superiore al 5% il credito al settore privato, risulta in riduzione.

Scendendo nel dettaglio, per ciò che riguarda il Regno Unito, l’andamento è stato influenzato principalmente dalla riduzione del credito offerto dal settore bancario a causa della crisi dei mutui subprime che vedeva coinvolte anche alcune banche locali e che ha scatenato, più in generale, una crisi nel settore bancario UK. Si ricorderà il primo crac bancario del periodo che fu proprio nel Regno Unito: Northern Rock, banca UK specializzata in mutui immobiliari, nell’agosto del 2007 rischiò il fallimento, con la Banca d’Inghilterra che dovette intervenire il 14 settembre dello stesso anno per evitarne il collasso.

Per la Spagna invece, le spinte alla riduzione del credito sono state molteplici in quegli anni di crisi acuta: a partire dal 2009 e specialmente dal 2011, fino alla crisi del debito sovrano europeo, scatenato dai problemi della Grecia che ha portato ad un contagio di altri Paesi come Italia, Portogallo e la stessa Spagna. Un’altra causa di riduzione del credito generale al settore privato è stata sicuramente un incremento molto importante del tasso di disoccupazione nel paese, passato dal 2008 al 2012, dall’11,3% al 24,8%.

Per l’Italia le cose si sono sviluppate in modo simile alla Spagna anche se in maniera meno traumatica: le banche locali, per lo più commerciali e poco innovative, sono state influenzate in maniera meno intensa dalla crisi subprime rispetto ai sistemi bancari di altre nazioni. Tuttavia il Paese è risultato uno di quelli maggiormente contagiati dalla crisi dei debiti sovrani europei: questo ha influenzato il credito al settore privato locale in quanto le banche, molto esposte verso il debito sovrano del Paese, hanno dovuto ridurre l’esposizione generale verso l’economia per questioni principalmente regolamentari. Questo comportamento ha avuto un effetto deleterio sull’economia generale, che ha visto il PIL contrarsi nel 2008, 2009, 2012 e 2013 causando così una quantità molto importante di crediti deteriorati in capo al settore bancario, che a sua volta hanno portato le banche ad agire su due fronti: rafforzamenti patrimoniali e un ulteriore contrazione del credito all’economia.

Curioso è l’andamento di Francia e Germania, diametralmente opposto. Di fatto, la percentuale rispetto al PIL del credito domestico in Francia risulta in continua crescita, mentre, per ciò che riguarda la Germania, la tendenza evidenzia un continuo calo. Se si analizzasse anche il contributo del settore pubblico all’indebitamento di questi due paesi si noterebbe che, anche in questo caso, il rapporto tra debito e PIL francese cresce in modo significativo, mentre per la Germania la tendenza è al calo. Ci si attenderebbe pertanto che l’andamento economico dei due Paesi sia molto diverso duranti gli anni presi in esame: invece si può notare come l’andamento del PIL è risultato non troppo dissimile durante il periodo. In Francia infatti nel 2008 la variazione del prodotto interno lordo è stata positiva dello 0,3%, nel 2009 negativa del 2,9%, nel 2010, 2011, 2012 positiva del 1,9%, 2,2%, 0,3%. In Germania, nel 2008 la variazione del PIL è stata positiva per l’1%, nel 2009 negativa per il 5,6%, nel 2010, 2011, 2012 rispettivamente positiva del 4,1%, 3,6% e dello 0,5%. Pertanto variazioni relativamente difformi ma a favore della Germania a fine periodo: ci si potrebbe aspettare il contrario visto che in questo Paese il credito all’economia privata è andato riducendosi nel corso del tempo. Ma la domanda che ci si deve porre è se la quantità di denaro in circolo nell’economia nel suo complesso sia calata o meno. In realtà la Germania ha goduto, anche in quegli anni di crisi amplissimi surplus della bilancia dei pagamenti, grazie ad un export molto superiore all’import. In termini percentuali infatti la bilancia commerciale tedesca ha riportato le seguenti variazioni dal 2008 al 2012: +6%, +4,95%, +5,2%, +4,9%, +6,1%. Si vede bene che questo ha portato una grande quantità di risorse che hanno finanziato lo sviluppo dell’economia anche in presenza di una riduzione del credito in percentuale del PIL. Per ciò che riguarda la Francia invece gli stessi dati risultano: -1,15%, -0,8%, -1,3%, -1,95%, -1,3%. Questo evidenzia un’uscita di capitale dall’economia francese compensata, per necessità, sia dal sistema bancario del paese, sia dal sistema pubblico, che negli stessi anni ha accumulato importanti deficit di bilancio

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